Notizie dalla poesia contemporanea

[Nel corso delle prossime settimane Ricomporre l’infranto pubblicherà le trascrizioni e le relative registrazioni audio degli interventi del ciclo di seminari “Mappature del presente letterario italiano”, tenutosi a Padova tra marzo e maggio 2014. Si inizia con l’intervento di Andrea Afribo, “Notizie dalla poesia contemporanea” del 5 marzo 2014.]

Andrea Afribo 

L’argomento poesia contemporanea è molto ampio: il suo termine post è più o meno il Sessantotto, ovvero almeno quattro decenni di poesia, ovvero tutto ciò che resta fuori dal perimetro ormai stabilizzato da antologie classiche, tipo quella ristampatissima da Mondadori di Pier Vincenzo Mengaldo 1978, i cui estremi sono Raboni o Sanguineti ad esempio o Franco Loi, cioè poeti nati negli anni Trenta del Novecento, la cosiddetta quarta generazione.
Una sintesi è tanto più difficile quanto più questo periodo è dotato delle seguenti invarianti o quasi-invarianti storico-critiche tra loro correlate:
1) quella di essere l’inizio di una brutta storia non meritevole di essere studiata da chi ha studiato Montale e autori simili;
2) quella di essere l’inizio di una storia da più parti definita come epoca del gremito (tanti, troppi poeti; tante troppe case editrici);
3 – la peggio di tutte) quella di essere l’epoca del tutto e il contrario di tutto e così via. Io, facendo anni fa una piccola antologia, ho voluto reagire a questa empasse critica e un po’ ideologica, cercando di delineare una sorta di albero genealogico. Ma devo dire che comunque è un casino. Rimane un’epoca di coesistenza degli stili e di non-esistenza di uno o più stili così forti ed esclusivi da – uso belle parole di Hegel – da scaraventare al di fuori della cinta della storia gli altri stili.
La dico con altre parole: se è bastata – che so – una ventina d’anni per dire che il Novecento prima della Prima Guerra mondiale è l’epoca dei crepuscolari e dei vociani; direi che dopo più di vent’anni noi non possiamo dire con altrettanta sicurezza cosa sono stati in poesia gli anni Settanta o Ottanta. Possiamo senz’altro dire qualcosa ma non in modo così netto e preciso. Continue reading

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