Dibattito del 15 gennaio

Pubblichiamo qui il materiale per il dibattito del 15 gennaio, che chiuderà la prima sessione del ciclo di seminari di quest’anno.
Il dibattito è stato pensato come un momento di ricapitolazione e verifica collettiva degli esisti del percorso di questi mesi. Lo svolgimento: ci divideremo in alcuni gruppi; all’interno di ogni gruppo si dovrà discutere a partire dal materiale che qui forniamo; vorremo tentare un momento collettivo di sintesi alla fine delle tre ore, all’interno del quale ogni gruppo possa condividere le proprie considerazioni.
L’argomento del ciclo di quest’anno verte sui generi letterari; per condurre questa ricapitolazione e collegarci alla seconda tranche di seminari abbiamo pensato di concentrarci su un genere nel quale mutamenti e continuità risultano particolarmente evidenti e facili da rintracciare, ossia l’autobiografia. Nel materiale troverete dunque: 

  • L’introduzione al ciclo, per come lo avevamo pensato
  • Un questionario, ossia una serie di questioni aperte rispetto ai testi proposti, che dovrebbero servire ad orientarne la lettura
  • Cinque estratti da testi autobiografici, prevalentemente dagli incipit
  • Estratti di un contributo critico sull’autobiografia

Questo momento di ricapitolazione dovrebbe consentire di fare il punto per un verso sul percorso dei seminari, per altro sulla nostra concezione di didattica alternativa e autogestita, sul nostro tentativo di costruzione comunitaria di senso. Invitiamo quindi alla partecipazione in prima battuta coloro che abbiano seguito il percorso dei seminari, ma anche chiunque fosse interessato al progetto di Ricomporre l’infranto e alle sue forme di lavoro. Inoltre, invitiamo caldamente alla lettura del materiale, in modo da poter partire da una base comune di testi, conoscenze, problematicità.

Ricomporre l’infranto – Materiale dibattito 15 gennaio

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Autofinzioni occidentali

[Con l’intervento di Emanuele Zinato, tenutosi il 28 aprile 2014, si conclude la pubblicazione delle trascrizioni del ciclo di seminari “Mappature del presente letterario italiano”, svolto a Padova tra marzo e maggio 2014. Il gruppo Ricomporre l’infranto chiude così la pubblicazione degli atti del primo ciclo, ma continua a portare avanti il progetto di quest’anno. Per la pausa natalizia augura ai lettori buone vacanze.]

di Emanuele Zinato

Il mio intervento si compone di cinque parti.
La prima sarà una premessa metodologica che porrà delle basi rilevanti per quello che verrà detto dopo. Nella seconda parte si prenderanno in considerazione ragioni, problemi e motivi dell’estensione dell’autofinzione in Occidente e in Italia. In una terza parte si parlerà della non-finzione saggistica, quindi della saggistica nel romanzo, in tre casi novecenteschi e poi in tre casi contemporanei (Siti, Affinati e Di Ruscio) che daranno luogo alla quarta parte. Nella quinta verranno tirate le somme.
Innanzitutto voglio fare un ringraziamento a chi ha organizzato questo ciclo di seminari: rappresentano una coraggiosissima iniziativa, molto preziosa sia per la scelta dei temi (la contemporaneità, il confronto con voci vive della critica italiana) sia per il metodo adottato (la discussione, la creazione di un blog e di gruppi di studio), e costituiscono una sorta di sfida nei confronti della didattica della letteratura in questo dipartimento. Sono anche, secondo me, una linea di resistenza attiva nei confronti della perdita d’intensità e senso delle nostre discipline e delle nostre vite: ecco perché questo omaggio non è assolutamente convenzionale, ma dovuto. Credo che una delle ragioni di vitalità di quest’anno accademico sia stata proprio questa iniziativa nata “dal basso”.
Vorrei dire qualcosa anche sul vostro titolo, che appunto riguarda l’Infranto. È un titolo che ho apprezzato molto perché, per come io lo leggo, contiene l’idea di riconfigurare o di rilanciare le nostre discipline, e quindi di considerare che nella post- o nell’iper-modernità (questi due termini sono stati utilizzati variamente dai relatori che mi hanno preceduto), né l’esperienza, né la memoria, né la forma letteraria, né il trauma siano usciti dalla scena, ma restino presenti. E dunque, se sono presenti, il vostro titolo allude a un bisogno di interpretare, di ricomporre, di ri-configurare i testi, ma anche di fare uscire la critica da una situazione di inerzia.
Tuttavia, secondo un’idea dominante che è circolata variamente e con disinvoltura in alcune relazioni che mi hanno preceduto, gli scrittori di oggi avrebbero inevitabilmente perduto ogni rapporto con la letteratura “di una volta” e nel campo letterario non si darebbe più distinzione o possibilità di distinzione e la funzione della critica si sarebbe dissolta perché «questa dissoluzione è il polline che si respira nell’aria» (e qui sto parafrasando l’intervento del professor Simonetti). Io parto da alcuni presupposti diversi che voglio esplicitare subito, prendendomi la responsabilità di questa presa di distanza. Sono presupposti diversi e tutti costruiti nella formula sintattica «è vero…, tuttavia…».

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