Dibattito del 15 gennaio

Pubblichiamo qui il materiale per il dibattito del 15 gennaio, che chiuderà la prima sessione del ciclo di seminari di quest’anno.
Il dibattito è stato pensato come un momento di ricapitolazione e verifica collettiva degli esisti del percorso di questi mesi. Lo svolgimento: ci divideremo in alcuni gruppi; all’interno di ogni gruppo si dovrà discutere a partire dal materiale che qui forniamo; vorremo tentare un momento collettivo di sintesi alla fine delle tre ore, all’interno del quale ogni gruppo possa condividere le proprie considerazioni.
L’argomento del ciclo di quest’anno verte sui generi letterari; per condurre questa ricapitolazione e collegarci alla seconda tranche di seminari abbiamo pensato di concentrarci su un genere nel quale mutamenti e continuità risultano particolarmente evidenti e facili da rintracciare, ossia l’autobiografia. Nel materiale troverete dunque: 

  • L’introduzione al ciclo, per come lo avevamo pensato
  • Un questionario, ossia una serie di questioni aperte rispetto ai testi proposti, che dovrebbero servire ad orientarne la lettura
  • Cinque estratti da testi autobiografici, prevalentemente dagli incipit
  • Estratti di un contributo critico sull’autobiografia

Questo momento di ricapitolazione dovrebbe consentire di fare il punto per un verso sul percorso dei seminari, per altro sulla nostra concezione di didattica alternativa e autogestita, sul nostro tentativo di costruzione comunitaria di senso. Invitiamo quindi alla partecipazione in prima battuta coloro che abbiano seguito il percorso dei seminari, ma anche chiunque fosse interessato al progetto di Ricomporre l’infranto e alle sue forme di lavoro. Inoltre, invitiamo caldamente alla lettura del materiale, in modo da poter partire da una base comune di testi, conoscenze, problematicità.

Ricomporre l’infranto – Materiale dibattito 15 gennaio

Download PDF

Declino e fine della letteratura “di una volta”. Alcune tendenze del romanzo italiano contemporaneo

[Nel corso delle prossime settimane Ricomporre l’infranto pubblicherà le trascirzioni e le relative registrazioni audio degli interventi del ciclo di seminari “Mappature del presente letterario italiano”, tenutosi a Padova tra marzo e maggio 2014. Pubblichiamo oggi il quarto intervento, di Gianluigi Simonetti, tenutosi a Padova il 9 aprile di quest’anno 2014]

di Gianluigi Simonetti

1. Innanzitutto due parole sul titolo scelto per questo incontro, cioè Declino e fine della letteratura “di una volta”. Vorrei chiarire che cosa intendo per letteratura “di una volta”, dato che pensavo di incentrare il mio discorso sulla narrativa – come mi era stato chiesto –, però magari provando anche qualche sortita sulla poesia. Questo perché, in effetti, la situazione è simile, o meglio: nelle differenze ci sono anche delle analogie. Quindi alcuni dei fenomeni della narrativa di cui vi voglio parlare hanno un corrispettivo anche in poesia, perché in realtà riguardano più in generale il campo letterario italiano degli ultimi decenni e, più da vicino, quello degli ultimi quindici o vent’anni.
La definizione «letteratura “di una volta”» è anche un po’ ironica, perché allude a un rimpianto molto diffuso, soprattutto nelle università o nei licei, per quella società letteraria all’ingrosso moderna e in particolare post romantica e otto-novecentesca che conferisce all’arte un ruolo di rilievo assoluto nell’educazione sentimentale dei cittadini, alla letteratura un posto chiave all’interno del sistema delle arti, e che quindi promuove e si basa su un’idea forte e nobile della letteratura: un’idea di origine rinascimentale e poi soprattutto hegeliana e schilleriana, per cui la letteratura è il linguaggio artistico per eccellenza e nel linguaggio letterario si sedimentano i valori per vivere bene in società.
Accanto a questa idea nobile e forte di letteratura, naturalmente c’è sempre stato uno spazio grande per la letteratura di consumo. Ma in realtà le due cose non si contraddicevano, e anzi si legittimavano a vicenda poiché i due campi erano separati e si riferivano a due tipi di lettore molto diverso:

  1. la grande letteratura forma le coscienze, interpreta il mondo e insegna a vivere e attraverso una forma, uno stile e una determinata lingua, e nondimeno attraverso la dialettica di tradizione e avanguardie ;
  2. la letteratura di consumo è intrattenimento.

La prima distinzione ad essere venuta meno negli ultimi decenni è proprio questa rigida ripartizione e naturalmente le conseguenze sono state molto importanti, soprattutto perché è la cultura umanistica a uscirne contaminata. L’impatto più forte è stato quello con la comunicazione di massa, soprattutto perché dagli anni Cinquanta e Sessanta quest’idea forte e nobile della letteratura si è dovuta confrontare con i linguaggi della comunicazione di massa e con le conseguenze artistiche di questa novità culturale. In particolare la letteratura ha dovuto fare i conti con il cinema prima, con la televisione poi, con linguaggi estetici, a volte artistici, che però non avevano niente di pedagogico (come è invece pedagogica questa idea di letteratura tipica della modernità). Linguaggi narrativi potentissimi che entravano in concorrenza con la letteratura e in particolare con il romanzo perché immettono in circolo nella società un numero grandissimo di storie: le storie del cinema, della televisione, dei mass media in generale, adesso anche di internet.
Su questa pressione gli scrittori del Novecento hanno reagito prima elaborando un complesso di superiorità; poi, con il passare degli anni, si sono sentiti sempre meno saldi sulle loro posizioni. Diciamo che il campo letterario italiano e occidentale in genere, è passato dunque da un senso di superiorità ad un senso di inferiorità. Cioè, dall’impressione di avere un primato culturale ed estetico sui linguaggi artistici ed estetici concorrenti, alla impressione che abbiamo oggi per la quale sono i linguaggi audio-visuali ad essere egemoni, ed è il campo letterario a sentirsi sempre meno “sicuro” di sé socialmente.
Questo non vuol dire che la letteratura stia morendo, semmai quello che è in forte difficoltà è un certo tipo di letteratura ed un certo tipo di scrittore, che definirei “stile novecento”, riciclando una categoria del disegno d’interni e dell’arredamento. La letteratura sta dunque cambiando sotto i nostri occhi ed è particolarmente interessante parlarne all’interno dell’Università perché è proprio questo il luogo in cui si tende a negare questa evidenza.
Non avremo modo di soffermarci su tutti i risvolti formali di questo cambiamento, ma vorrei dividere in due parti il tempo che ho a disposizione: da un lato provare a condurre una descrizione sommaria delle caratteristiche antropologiche e culturali del campo letterario italiano, e poi verificare gli esiti formali e il perimetro stilistico di questa mutazione soffermandomi su un aspetto decisivo: quello del tempo del racconto, collegandolo magari poi con altri aspetti stilistici. Continue reading

Download PDF

Notizie dalla poesia contemporanea

[Nel corso delle prossime settimane Ricomporre l’infranto pubblicherà le trascrizioni e le relative registrazioni audio degli interventi del ciclo di seminari “Mappature del presente letterario italiano”, tenutosi a Padova tra marzo e maggio 2014. Si inizia con l’intervento di Andrea Afribo, “Notizie dalla poesia contemporanea” del 5 marzo 2014.]

Andrea Afribo 

L’argomento poesia contemporanea è molto ampio: il suo termine post è più o meno il Sessantotto, ovvero almeno quattro decenni di poesia, ovvero tutto ciò che resta fuori dal perimetro ormai stabilizzato da antologie classiche, tipo quella ristampatissima da Mondadori di Pier Vincenzo Mengaldo 1978, i cui estremi sono Raboni o Sanguineti ad esempio o Franco Loi, cioè poeti nati negli anni Trenta del Novecento, la cosiddetta quarta generazione.
Una sintesi è tanto più difficile quanto più questo periodo è dotato delle seguenti invarianti o quasi-invarianti storico-critiche tra loro correlate:
1) quella di essere l’inizio di una brutta storia non meritevole di essere studiata da chi ha studiato Montale e autori simili;
2) quella di essere l’inizio di una storia da più parti definita come epoca del gremito (tanti, troppi poeti; tante troppe case editrici);
3 – la peggio di tutte) quella di essere l’epoca del tutto e il contrario di tutto e così via. Io, facendo anni fa una piccola antologia, ho voluto reagire a questa empasse critica e un po’ ideologica, cercando di delineare una sorta di albero genealogico. Ma devo dire che comunque è un casino. Rimane un’epoca di coesistenza degli stili e di non-esistenza di uno o più stili così forti ed esclusivi da – uso belle parole di Hegel – da scaraventare al di fuori della cinta della storia gli altri stili.
La dico con altre parole: se è bastata – che so – una ventina d’anni per dire che il Novecento prima della Prima Guerra mondiale è l’epoca dei crepuscolari e dei vociani; direi che dopo più di vent’anni noi non possiamo dire con altrettanta sicurezza cosa sono stati in poesia gli anni Settanta o Ottanta. Possiamo senz’altro dire qualcosa ma non in modo così netto e preciso. Continue reading

Download PDF