Forme e stili del realismo. Ipotesi sul romanzo contemporaneo (12 giugno)

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Perché scegliere come tema di una tavola rotonda il realismo? E perché osservarlo dall’interno del romanzo contemporaneo? Innanzitutto perché il realismo è un termine sfuggente, ma sempre al centro del dibattito critico, in particolare per quanto riguarda la forma romanzo. Si può affermare che la discussione attorno al realismo, per come la conosciamo, sia indissolubilmente legata al romanzo dalla modernità in poi. Il realismo si presenta come il comune denominatore in grado di coinvolgere in un unico dibattito autori, critici e lettori. La questione implicita è quella del rapporto tra la letteratura e ciò che possiamo chiamare il mondo. Un rapporto di tensione e non semplicemente di conferma o contrasto rispetto all’esistente.

Sembra quasi impossibile accettare la sfida di voler capire dove va il romanzo e come si interpreta il realismo nel presente. La forma della tavola rotonda, dunque, è un modo per accettare questa sfida e si pone come l’occasione per mettere a confronto opinioni e ricerche diverse. Diviene una possibilità sia per stimolare il dibattito critico, sia per offrire l’occasione agli studenti di assistere a una discussione orale tra studiosi dai differenti profili intellettuali (nonché provenienti da aree geografiche ed accademiche diverse). Continue reading

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Dibattito 28 maggio

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L’assemblea, Fausto Giaccone (Roma, febbraio 1968)

A causa della scarsa disponibilità di aule, il dibattito del 27 maggio è stato spostato a domani 28 maggio, ore 16.30, in aula E (Palazzo Maldura). Ci scusiamo con tutti per il disagio.

Pubblichiamo qui il materiale per il dibattito del 28 maggio, che chiuderà la seconda parte del ciclo di seminari di quest’anno. Il dibattito finale è un’occasione per riprendere alcuni spunti emersi durante la seconda parte del ciclo di seminari, per questo motivo si è scelto di restringere il campo a un genere letterario specifico: il reportage narrativo di guerra, un genere ibrido in cui si mescolano il linguaggio giornalistico e quello letterario. La discussione attorno ai problemi di testi inevitabilmente compromessi con la rappresentazione di esperienze traumatiche può essere utile per una prima ricognizione della questione del realismo letterario, il tema principale che guiderà gli interventi della tavola rotonda del 12 giugno.

Lo svolgimento seguirà il consueto iter: ci divideremo in  gruppi e ogni gruppo inizierà internamente la discussione a partire dal materiale che trovate in fondo a questa pagina. Al termine della discussione , ogni gruppo nomina un portavoce, incaricato di esporre a tutti i partecipanti le idee e gli spunti critici suscitati dalla lettura dei testi.
Nel materiale è presente: 

  • Una introduzione in cui si ricapitolano le motivazioni che hanno portato alla scelta del tema proposto.
  • Un questionario che riteniamo possa essere utile per orientare la lettura dei testi.
  • Quattro estratti dai reportage selezionati.

Vorremo tentare, insieme a voi, di costruire un’esperienza collettiva di condivisione delle conoscenze. Per questo motivo invitiamo tutta la collettività studentesca a partecipare al dibattito, convinti – ancora una volta – dell’importanza dei momenti di riflessione e discussione collettiva. All’interno della dimensione universitaria i momenti di discussione studentesca sono ridotti al minimo, perciò riteniamo che i dibattiti autorganizzati possano interessare chiunque decida di attribuire valore allo studio della letteratura e – più in generale – alla presa di parola. Consigliamo caldamente la lettura del materiale scaricabile qui di seguito, ricordando a tutti l’importanza di partire da una base minima di conoscenze comuni.

Ricomporre l’infranto – Materiale dibattito 28 maggio

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Forme del soggetto nella poesia contemporanea

[Nel corso delle prossime settimane Ricomporre l’infranto pubblicherà le trascrizioni e le relative registrazioni audio degli interventi del ciclo di seminari “Mappature del presente letterario italiano”, tenutosi a Padova tra marzo e maggio 2014. Continuiamo la pubblicazione con l’intervento di Paolo Zublena, “Forme del soggetto nella poesia contemporanea” del 13 marzo 2014.]

di Paolo Zublena

Avevo proposto come titolo, in realtà abbastanza generico, Forme del soggetto nella poesia contemporanea. Un titolo che può voler dire tante cose: pertanto sarà necessario precisare. Innanzitutto devo per forza dire qualcosa sul significato della parola soggetto e sulla storia del termine, inteso soprattutto nella sua accezione1 filosofica. Si tratta, infatti, di una parola che ha subito un cambiamento semantico notevole nell’ambito della storia dei concetti filosofici. Il suo significato antico deriva dal termine greco upokeimenon (letteralmente: “ciò che sta sotto”), da cui proviene a sua volta il termine latino subiectum; vuol dire sostanzialmente “sostrato”, ossia la sostanza, in contrapposizione con gli accidenti, che a volte corrisponde a “ipostasi” (l’idea di sostrato, di qualcosa che sta sotto). Nella filosofia moderna, e particolarmente da Cartesio in poi, la parola soggetto assume un significato che potremmo quasi dire opposto rispetto a quello che aveva nell’antichità. A partire ovviamente dal «cogito ergo sum» cartesiano, il soggetto diventa sostanzialmente un soggetto individuale, res cogitans opposta alla res extensa. René Descartes è il punto decisivo di questa svolta del soggetto inteso come autocoscienza, come io, come soggetto individuale. In realtà Cartesio non usa ancora il termine soggetto in questa accezione , ma di lì a poco saranno Hobbes e Leibniz che inizieranno a usare la parola soggetto nel significato cartesiano di ‘soggetto individuale’ (in particolare nell’accezione di soggetto della conoscenza). Questo significato si afferma in maniera definitiva con Kant, con «l’io penso» kantiano, in particolare nell’accezione del soggetto come autocoscienza che troviamo nella Critica della ragion pura. Di qui passa all’idealismo dove si distingue tra soggetto trascendentale e soggetto empirico, a seconda del fatto che il soggetto venga concepito – oltre che come individuale – anche come forma universale e assoluta, oppure come una realizzazione individuale e relativa (sempre per quanto riguarda l’aspetto gnoseologico, la sostanza pensante). Attraverso Fichte e Schelling, si arriva fino alla formulazione celebre della Fenomenologia dello spirito di Hegel del soggetto come autocoscienza. Non è per niente facile poi percorrere la storia del soggetto da qui fino a tutto il percorso novecentesco di questo concetto. Già Nietzsche, in particolare nella Genealogia della morale, porta a un’innovazione che però probabilmente non è davvero sostanziale. L’innovazione di Nietzsche consiste nel definire il soggetto come volontà di potenza (dico questo per semplificare al massimo) e, secondo l’interpretazione che Heidegger darà di Nietzsche, questa definizione del soggetto come forma di dominio era in realtà insita nelle origini cartesiane. Ovviamente non tutte le interpretazioni di Nietzsche vanno in questa direzione: tuttavia l’interpretazione di Heidegger è abbastanza plausibile. Nell’ambito della filosofia ottocentesca già Marx rovescia la definizione idealistica del soggetto, in quanto lo definisce come pratica: il soggetto non è qualcosa che produce la conoscenza, ma è prodotto di qualcosa (in particolare delle condizioni esterne, delle condizioni socio-economiche che lo definiscono in quanto tale). Da questo momento in poi ci saranno, incrociandosi soprattutto con il pensiero di Freud, una serie di interpretazioni del soggetto come costruzione nella filosofia novecentesca. Continue reading

  1. Descartes usa subiectum ancora nel senso antico. In parole povere: costruisce il concetto, ma non usa quella precisa parola.
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Verifica delle parole: presentazione del progetto

Ricomporre l’infranto è un progetto studentesco che nasce dalla volontà di attribuire un senso forte allo studio letterario. La decisione di organizzare un ciclo di seminari e il lavoro sommerso di ricerca collettiva che si svolge alle spalle del ciclo si spiegano infatti solo con la certezza, condivisa da tutti i membri del gruppo, che studiare e interrogarsi sulla letteratura abbia un valore per la vita nostra e degli altri. Se questa convinzione vale per noi, e per una parte del ristretto comparto degli addetti ai lavori, è però vero che le discipline letterarie e la stessa letteratura sono oggetto di incomprensione e deprezzamento per una cospicua fetta di realtà sociale. L’ambito della letteratura appare quindi come un territorio abitato da due diverse specie di luoghi comuni: da una parte le qualità che gli vengono assegnate, spesso inconsapevolmente, da quanti scelgono di dedicargli le proprie energie (ad esempio, la portata conoscitiva della lettura rispetto alla realtà, o di riflesso il mutamento prodotto dal testo sulla vita cognitiva ed emotiva di chi legge); dall’altra parte, i pregiudizi negativi di diversi strati della società, che vedono nella letteratura un lusso inutile o perlomeno un’attività eccentrica e improduttiva. Il progetto parallelo di una Verifica delle parole nasce da una presa di coscienza rispetto a un simile addensamento di posizioni aprioristiche e dalla volontà di sottoporre a verifica la semantica di alcuni sintagmi e concetti associati alla letteratura tanto in sua difesa quanto per attaccarla. Il punto di partenza, da leggersi come un tentativo di autocoscienza, si è concretizzato in una prima sezione dal titolo La letteratura e noi: cerchiamo qui di fare un passo indietro rispetto alle nostre assunzioni positive sull’esperienza letteraria; di passarle al vaglio della ragione critica per capire se esse vadano conservate, abbandonate, rideterminate. Questo primo esercizio di chiarezza vuole sottrarre all’inerzia alcuni postulati sottesi al nostro studio: significa che alcuni di essi potrebbero cadere e rivelarsi inesistenti; altri, qualora sussistessero davvero, verrebbero in un certo senso riattivati, ritornando operativi perché resi coscienti, limitati e scoperti dalla ragione. L’indagine attorno a questi assiomi si configura così come il primo passo di un percorso la cui fase iniziale è segnata dalla messa a verifica dell’effettiva validità di alcuni valori e significati da noi attribuiti alla letteratura.
Inizia da qui la seconda parte del lavoro che si vuole intraprendere, il quale fa capo alla coppia Letteratura e mondo e che vuole essere un tentativo di individuare alcuni possibili ruoli e funzioni della letteratura nel mondo, intesa come oggetto prodotto e fruito socialmente. Questo significa: da un lato criticare quei pregiudizi negativi di cui si diceva all’inizio attraverso il correttivo dei concetti esplicitati nella prima serie; dall’altro riflettere su alcune possibilità di inserimento della pratica letteraria all’interno dei rapporti sociali, dalla trasmissione attraverso l’insegnamento alla ricerca fino alla mediazione critica. Tentare di uscire dalla nostre presupposizioni, come da quelle di quanti misconoscono il nostro lavoro, ci sembra la strada più agevole per arrivare a cogliere il carattere di scelta della nostra esperienza attorno alla letteratura; solo attraverso la consapevolezza di questa parzialità possiamo forse giustificare a noi stessi le nostre tensioni e rilanciarle in uno spazio che ecceda i confini delle aule universitarie.

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Presentazione

Ricomporre l’infranto è un gruppo studentesco nato nel settembre 2013 nell’ambito del Disll (Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari) dell’Università di Padova e compattatosi inizialmente attorno alla realizzazione di un ciclo di seminari sui problemi del presente letterario; il primo ciclo ha avuto luogo nell’a.a. 2013/2014 con il titolo Ricomporre l’infranto. Mappature del presente letterario italiano. Nonostante il gruppo intenda perseverare nell’organizzazione di analoghe serie d’incontri, la sua attività non si esplica però solo su questo piano; esso ha infatti anche un’esistenza interna fondata sulla pratica della riflessione e sul carattere, maturato durante l’assunzione di consapevolezza del gruppo rispetto a se stesso, di soggetto collettivo. Affinché l’attività organizzativa non sfoci in un fare affidato ai rischi dell’immediatezza, il gruppo diviene soggetto collettivo nel momento in cui i suoi singoli membri riflettono sulle ragioni che ne motivano l’adesione al progetto, e di qui stipulano tra loro un patto in grado di fondare coscientemente una prassi. Tale patto non riposa tanto su una continuità già data nel passato ma semmai su un’identità di direzione o orientamento del presente-passato verso il futuro, e cioè sulla compartecipazione a un atto di volontà determinato da alcune tensioni sentite come comuni e realmente condivise. Continue reading

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Storia del gruppo

Il gruppo Ricomporre l’infranto, formato da nove studenti di lettere tra agosto e settembre 2013 con l’intenzione di dar forma a un ciclo di seminari, si è riunito regolarmente a partire dal mese di ottobre. Dopo alcune giornate di discussione si è deciso di scegliere come oggetto d’indagine il presente letterario italiano, sia perché solitamente non trattato nel percorso di studi, sia in quanto ponte tra letteratura e mondo, occasione d’analisi e sguardo critico rispetto alla contemporaneità.
Il gruppo, a partire dalla lettura di alcuni saggi e mappature critiche, ha cercato di delineare alcune tendenze della poesia e della narrativa dagli anni Ottanta a oggi.
Dalla trattazione e dalla discussione di tali saggi sono emersi alcuni nodi fondamentali da approfondire: gli stili semplici, il mandato dell’intellettuale, il rapporto del presente con la tradizione, l’industria culturale. Il gruppo si è quindi diviso in quattro sottogruppi, ciascuno dei quali, attraverso il proprio studio confluito in una presentazione svolta davanti a tutti, ha portato alla collettività le nuove conoscenze acquisite. Un’embrionale coscienza critica collettiva si è formata anche grazie al confronto tra i differenti approcci, le diverse prospettive e le considerazioni personali di chi di volta in volta interrogava un dato argomento. Continue reading

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